SAN GIOVANNI BOSCO A BOLOGNA: IL GIGANTE HA SUONATO E SUONERA' ANCORA

IL CONCERTO DEL 24 GENNAIO 2004

Organista: Stefano Pellini

con la partecipazione di Stefano Manfredini (*)

L. Boellmann                        - Suite Gothique op.25:

(1863 -1897)                           Introduction/Choral

                                                Menuet gothique

                                                Prière à Notre-Dame

                                                Toccata

J. S. Bach                   - „Komm, süsser Tod“ (Vieni, dolce morte) BWV 478

(1685/1750)               (arrangiamento per organo di Virgil Fox)                            

C. Saint- Saens        - Fugue in Mi bemolle op.99 (*)

(1835 – 1921)

M. E. Bossi              - Entrèe Pontificale

(1861 – 1925)              per due organi (consolle maggiore: (*))

P. Gobetti                  - Elegia

(1961)

F. A. Guilmant         - Marche sur un thème de Haendel op.15 n. 2

(1837 – 1911)

E. Elgar                     - Chanson de matin op.15 n.2

(1857 -1934)               (trascrizione per org. di H. Brewer, 1904)  

C.S.Lang                    - Tuba tune op.15

(1891 -1971)

S. Barber                    - Adagio for strings

(1910 – 1981)             (tracrizione per organo di W. Strickland)

C. M. Widor                 - Finale

(1844 -1937)                 (dalla Sinfonia VI op.42, N.2)

Il maestro Stefano Pellini durante una prova alla consolle del GIGANTE!

Stefano Pellini

Nato a Modena, ha intrapreso gli studi organistici presso il Conservatorio di Parma, diplomandosi col massimo dei voti presso il Conservatorio Statale di Musica di Mantova nella classe del Prof. Alfonso Gaddi, con il quale si è formato grazie ad un innovativo programma sperimentale.
Quale miglior diplomato, ha vinto una borsa di studio dal suddetto Conservatorio.
Ha seguito corsi di perfezionamento sotto la guida di L.F. Tagliavini, M.Torrent, A. Marcon, P. Westerbrink, B. Leighton, K. Schnorr.
Appassionato di arte organaria, si adopera da anni per la tutela degli strumenti antichi del territorio modenese, promuovendo restauri e iniziative per la valorizzazione del patrimonio organario. Si interessa altresì alla progettazione di nuovi organi.
Ha inaugurato restauri di importanti strumenti storici.
Fa parte del Trio "Flatus Cordis" col soprano Reiko Sanada e la flautista Anna Mancini; nel febbraio 2003 il Trio ha inciso un CD ("In voce mista al dolce suono") che propone un interessante itinerario musicale attraverso il repertorio sacro.
Suona in duo con il trombettista Marco Tampieri.
E' direttore artistico del Festival Internazionale d'Organo della Badìa SS.Trinità - Cava dei Tirreni (SA), collabora alla Direzione Artistica della Rassegna "Armonie fra Musica e Architettura" promossa dalla Provincia di Modena, e del "Modena Organ Festival".
Dal 2002 è co-direttore artistico dell'European Organ Festival-Città di Sanremo.
Già organista della Basilica abbaziale di San Pietro in Modena, nel febbraio 2001 è stato nominato organista titolare della All Saints' Church (già Chiesa Anglicana) di Sanremo, ove suona l'organo sinfonico costruito da A.H. Gern (allievo di A. Cavaillè- Coll).
Svolge intensa attività concertistica, in Italia e all'estero.
Recentemente ha tenuto una serie di concerti in Giappone.

Stefano Manfredini

Nato a Modena nel 1981, è iscritto all’VIII Corso della classe di Organo sotto la guida del maestro A. Gaddi presso il Conservatorio “L. Campiani” di Mantova. A questi studi affianca quelli di Storia dell’Arte presso l’Ateneo di Parma. Ha partecipato a corsi sull’interpretazione bachiana tenuti da K. Schnorr a Monaco di Baviera. È organista della chiesa di San Domenico della sua città; nel corso del 2001 ha suonato durante le più importanti festività presso la Basilica di San Domenico in Bologna. Nel luglio 2002 ha preso parte, quale più giovane esecutore, all’importante rassegna “Armonie fra musica e architettura” promossa dalla Provincia di Modena e dell’Associazione Amici dell’Organo “J. S. Bach”. È successivamente entrato a far parte della suddetta Associazione in qualità di Vice-presidente. Collabora con la corale “G. Puccini” di Sassuolo con la quale ha  recentemente eseguito la Messe Solennelle de S.te Cécile di C. Gounod. Suona in duo con Stefano Pellini proponendo repertorio organistico a quattro mani e a due organi.

a sinistra Stefano Manfredini, a destra Stefano Pellini

 

LE IMPRESSIONI DEL MAESTRO PELLINI SUL CONCERTO

Il Gigante ha fatto tremare tutti.

Il pubblico era numeroso e attento. Dapprima ha preso la parola il Parroco, che ha sottolineato l’importanza dello strumento, sia dal punto di vista artistico-culturale che cultuale. Un organo ancora malato, ma il cui cuore ha ripreso a battere, grazie ad un intervento di “terapia intensiva”.

Il giovane Prof. Giulio Iacoli, Docente di Lettere e ottimo conoscitore di musica, introduce la serata, e presenta ogni brano, sottolineando le sonorità che verranno utilizzate via via.

Apre il programma la Suite Gothique di Boellmann: brano suonatissimo e di facile ascolto, scelto in apertura per avvicinare il pubblico. Tutti i Fondi e le Ance (tutte accordate! Non avete idea di come fossero ridotte prima del concerto…) scatenano un coro possente di voci; il suono avvolge gli astanti e l’esecutore: l’emozione è grande. Il Gigante vuol farsi sentire, e ci riesce!

Nella Priére a Notre Dame i violeggianti del V Manuale si alternano a quelli del IV, in un disegno tenue. Nella Toccata finale si aggiungono via via tutte le Ance e, verso la fine, le mutazioni tutte; infine le due Tube, riportate a una pressione che non è ancora quella d’origine ma comunque superiore a quella precedente, assolutamente insufficiente. Un’osservazione: l’organaro, su mia richiesta, ha smontato le pannellature lignee  all’altezza delle due Tube, che così hanno potuto “sfogare” meglio il suono, così come il V Manuale.

Nel “Vieni Dolce Morte” di Bach, trascritto da Fox, si avverte una sonorità flebile, col canto affidato alla Vox Humana del III. Via via si aggiungono le Ance del Recit. Il brano si ripete, e qui si ha un crescendo grandioso: le Ance del III, quelle del IV,una ad una, quelle del I, del II e del Pedale; e ancora tutte le mutazione e, infine, le Tube, in un clima eroico e grandioso. Poi in un attimo il procedimento si rovescia, e il brano torna alla calma e flebile sonorità iniziale.

Un giovane studente del Conservatorio di Mantova, Stefano Manfredini, esegue con proprietà la Fugue in Mib di Saint-Saens, per poi unirsi allo scrivente per un’esecuzione a due consolles. Fingendo che si tratti di due strumenti separati, i due organisti, dialogano. Si comincia con Ripieni su tutte le tastiere, poi si aggiungono tutte le ance, sino al Tutti finale. Manfredini comanda I,IV e V manuale, mentre Pellini I e III; la pedaliera suona su entrambe le consolles.

Finisce il brano, ma, forse, si è chiesto troppo al gigante: una nota, della Tuba mirabilis ad alta pressione del IV, resta inserita; quasi un grido di dolore. Chi scrive, per nulla agitato, non fa in tempo a rassicurare il pubblico che l’organaro, Alessandro Giacobazzi, ha già risolto il problema. Sa che l’organo è in condizioni precarie, ma lo sa anche il pubblico, che partecipa col fiato sospeso alla riparazione estemporanea. Si riprende dopo un minuto: nell’Elegia di Paolo Gobetti, bel lavoro pubblicato da Carrara, si ascoltano i fondi del IV, la Tibia del V, la Tromba dolce del I, l’Oboe orchestrale del V e, infine, la Voce Celeste del III e la Voce angelica (3 file) del V, accompagnate dai fondi di 32’ al Pedale.

La Marche su tema di Haendel di Guilmant vede i fondi e l’Oboe del III lasciare il posto a un coro di Ance; si aggiungono gli squilli delle Tube. Si cresce fino al poderoso Tutti finale.

Nella splendida Chanson de matin (un mattino anche per il Nostro strumento?) all’ascolto dei flauti dei vari corpi (che meraviglia quello triangolare di 4’ del III e quello armonico del I !) si aggiunge quello del favoloso Corno armonico (ancia con risuonatori chiusi da un curioso “cappello”) del III.

Col Tuba Tune di Lang, brano forse un po’ pacchiano, ma tanto gradevole all’udito, le Tube, ora sole, ora rinforzate da altre Ance dei manuali, con l’accompagnamento delle Misture del  Positivo, con la Bombarda di 32’ e 16’ del Pedale, ridestano chi, per caso, si fosse assopito!

Nell’ Adagio di Barber si alternano i battenti del V, il Violoncello Celeste e la Viola celeste 4’ del IV, il Coro Viole a 5 file del III. Si aggiungono via via i Fondi. Chiude il Cor de nuit celeste (tre file) del Positivo, accompagnato dai 32’ piedi soli. L’emozione suscitata nel pubblico da questo brano è intensa.

Chiude un concitato movimento della Sesta Sinfonia di Widor, che, come l’indice di un libro, ripropone le varie sonorità ascoltate sinora, Tube incluse.

E il “bis”: un’elaborazione, con tanto di fuga, di una nota sigla televisiva, su richiesta degli organizzatori. Il tema è cantato con l’ausilio della Settima, registro che, unito a flauti di 8 e 4 del I, produce l’effetto grazioso di campanelli. Al pedale la Bombarda e il Trombone di 16’, impiegati da soli, imitano il suono dei Fagotti dell’orchestra. Entrano, trasmesse al Pedale, le Tube di 8’ e 4’. Poi la fuga, con la mano destra sul Ripieno del III e la sinistra sul Ripieno 11 (!) file, dai ritornelli gravi, del IV. Il tema rientra al tenore, cantato dalle Tube. Il Pedale, che ha la sua voce indipendente, vede l’impiego della bella Mistura, molto sonora e chiara.

Che dire ancora?

Vi assicuro che di guai l’organo ne ha dati tanti durante il concerto: nessuna cassa espressiva funzionante, note che si tacitavano da sole, registri che non si disinserivano; il tutto, per fortuna, limitato a qualche caso! Ma era tutto tenuto in conto.

Ma la soddisfazione è stata tanta: la Comunità ha riscoperto di avere un Signor Organo (la domenica successiva, Festa di san Giovanni Bosco, l’Organo si è fatto sentire in tutte le Celebrazioni liturgiche); il pubblico, che ha poi potuto visitare il piano inferiore dell’organo, dove sono collocati orizzontalmente i 32’, ha dimostrato tanto entusiasmo.

Prima di lasciare il pubblico, ho preso la parola, suggerendo un pensiero che più o meno suonava così:  quest’organo è come un poeta ammalato in un letto d’ospedale; ci recita un proprio componimento, bellissimo, ma tossisce qua e là, fa fatica a parlare, si interrompe, ha dei singulti, sembra fermarsi, ma perdura. Il cuore è buono, ma ha bisogno di cure. Ma la poesia, quella, c’è, e chi vuole intenderla la intende.

Un plauso al giovane Alessandro Giacobazzi, che credo abbia dimostrato di avere le carte in regola per riportare il malato sulla via della completa guarigione. Guarigione che, nelle previsioni, partirà a primavera.

L’accoglienza dei Padri Salesiani è stata fantastica.

La pubblicità è stata assicurata dalle vie virtuali, grazie all’interessante di molti siti: un grazie anche allo staff dell’AIOC, che attraverso gli amici Paolo Bottini e Lorenzo Bonoldi (web master) ha dimostrato interesse e ha contribuito a dare risonanza sul web all’evento. Il quotidiano “La Repubblica”, inoltre, ha pubblicato un bell’articolo, collocato in ottima posizione nella pagina degli Spettacoli. Un grazie anche a Marcello Salvi di Cesena, vera anima di tutto questo fermento attorno allo Strumento.

Un sito di nuovissima apertura documenta il tutto: http://www.organosangiovanniboscobologna.org/ .

Suonare un organo efficiente è bello e facile; suonare un organo non efficiente (ma, almeno, bello) è cosa già più ardua. Se poi ha 5 tastiere e 160 registri, diciamo pure che non è una passeggiata. E’ una sfida che ho accettato volentieri. Il risultato sarà stato pure non eclatante (non sta a me giudicare), ma, si sa, il mondo si divide in due categorie: quelli che lavorano e quelli che stanno a guardare o, peggio ancora, pontificano sull’operato altrui. Dagli antichi ci vengono due ammonimenti: “in labore virtus et vita”( nella fatica, nel lavoro stanno il valore e la vita), dicevano i Latini. E dall’Oriente, un’ olimpica saggezza: “meglio accendere una piccola fiammella che maledire l’oscurità” (proverbio Zen).

                Stefano Pellini

 

 

L'INTERVISTA A STEFANO PELLINI DELL'INVIATO DI CONCERTO DI SOGNI

- Sig. Pellini, come nasce la passione per la musica?
Può nascere in tantissimi modi, per quanto mi riguarda è stata come la caduta da cavallo di San Paolo sulla via di Damasco: sono entrato in una chiesa ed ho sentito un organo suonare, avevo tredici anni non ero neanche tanto piccolo, ed ho deciso che dal giorno dopo avrei cominciato a studiare l'organo, ed ho iniziato.

- L'interesse per gli strumenti, l'organo in particolare,quindi nasce da allora?
Non amavo particolarmente il pianoforte, e quando ho sentito le sonorità dell'organo mi sono detto che questo era il Mio strumento: ho scelto questa strada e fino a adesso non me ne sono pentito.

- Nella sua vita si nota un interesse ed un notevole lavoro per valorizzare gli strumenti antichi, restauri e conservazione di tale patrimonio.
Ho fondato insieme ad alcuni amici un Associazione Musicale tramite la quale, grazie all'aiuto della provincia di Modena promuoviamo restauri: in pochi anni siamo riusciti a restaurare venti, venticinque strumenti. E' una grande soddisfazione perché si ridà vita, soprattutto nei paesi più piccoli, a degli organi che sono dei gioielli. Molti di questi organi vengono dalle Chiese di città, e dopo la soppressione napoleonica o in seguito ad eventi vari sono state chiuse per tempo e gli organi antichi sono stati portati fuori. E' bello vedere la rinascita di questi strumenti.

-Come si chiama questa associazione?
Si chiama "Associazione Amici dell'Organo Johann Sebastian Bach" di Modena che si interessa di questo tipo di lavoro, e nel contempo collaboro con alcuni organari, tra cui Alessandro Giacobazzi, che ha avuto da poco in mano il restauro di questo strumento meraviglioso, ed anche per me è un esperienza veramente grande essere qui.

-Guardavo appunto la storia di quest'organo un po' "itinerante"...
Si, quest'organo viene costruito nel 1950 dalla ditta Tamburini di Crema: e' la stessa ditta che ha costruito i due organi dell'auditorium della Rai di Napoli e di Torino, ha costruito l'organo del duomo di Messina e del duomo di Milano, gli strumenti più colossali che abbiamo in Italia. Nasce nell?auditorium di Palazzo Pio XII, per opera del Maestro Fernando Germani, organista morto pochissimi anni fa quasi centenario, artista strepitoso ed interprete grandissimo, che aveva al suo attivo un esperienza maturata soprattutto in America, e proprio la dove vide questi strumenti colossali imparò e conobbe dei timbri nuovi che volle importare qui. Noi, in quest'organo, direi che abbiamo quasi tutti i registri possibili del mondo dell'organo, come per un pittore una "tavolozza sonora" incredibile.

-Lei ha avuto esperienze con l?estero, in particolare con il Giappone: com'è stato l'approccio?
Il Giappone è stata un esperienza grandissima: sono partito molto prevenuto, pensando a questo paese ultratecnologico, con questo senso di rivalità nel lavoro e questo senso di efficienza ed efficientismo portato all'estremo. Invece ho trovato una grande umanità, una grande disponibilità ed un pubblico caloroso ed attentissimo, molto competente. Organi perfetti, quasi tutti costruiti da organari anche italiani, norvegesi, tedeschi, francesi; strumenti di prim'ordine in perfetto stato. Non ho comunque suonato organi grandi come questo.

-In proposito, come nasce l'idea di questo concerto?
Mi riallaccio al discorso precedente: quest'organo nasce nel 1951 per l'auditorium di via della Conciliazione a Roma; è uno strumento che già là comincia ad avere dei problemi perché è montato nel proscenio del palcoscenico, un corpo d'organo (che corrisponde alla quinta tastiera) è nella volta della sala quindi ad una temperatura diversa. Non veniva quindi utilizzato. Nel 1988, per una serie di fortunate coincidenze, viene donato dal Papa all'allora Parroco di questa Chiesa, non provvista di organo, se non uno molto piccolo ma inadeguato: le dimensioni di questa struttura potevano ospitare un gigante di queste proporzioni. L'organaro Alessandro Giacobazzi è venuto in visita a quest'organo, che su molte riviste si può leggere definito come insuonabile. Effettivamente si parla di un organo rimontato in loco negli anni '90, con una spesa abbastanza consistente: pensate al trasporto di tutte queste canne e strutture varie! I lavori non sono comunque stati completati, uno strumento lasciato andare perchè richiede una manutenzione dispendiosissima. Il Giacobazzi è riuscito comunque a dimostrare che con una spesa non monumentale, l?organo si può far tornare in efficienza. Per la prima volta l?organo Sabato sera suonerà tutto, non accoratissimo ma con una buona accordata. Questo è un concerto che nasce per sensibilizzare l?opinione pubblica, ed i bolognesi in particolare: hanno uno strumento sinfonico che è più grande di quello di Notre-Dame di Parigi, con una fonica veramente bella, ed io spero si possa procedere con questo restauro, che è comunque già in corso e su un'ottima strada. Probabilmente si potrà sentire tra uno o due anni in splendida forma, e se lo merita davvero.

-Per lei che cosa significa suonare con strumenti di questo genere, letteralmente dei pezzi di storia?
Quando si suona un organo antico,si ha a che fare con uno strumento "piccolo", con una poesia tutta particolare e sonorità che rispecchiano un?estetica del '500 '600 e '700. Questo è un organo che "parla" 900, "parla" l?americano, "parla" l'italiano moderno, parla una lingua che è quanto di meglio si potesse avere in quegli anni. Anni che non vanno assolutamente sottovalutati: pensiamo al cinema ed alla letteratura.Quindi ho pensato ad un programma che illustri pezzo per pezzo alcune sonorità di quest'organo, nel modo più congeniale. Ho avuto pochissimo tempo, per cui è stata letteralmente una sfida che ho accettato volentieri. D'altro canto la vita è fatta di sfide cui bisogna saper rispondere si o no, ed io sono abituato a dire si.

-Cosa cerca di dare alle persone che ascoltano mentre suona?
Io sono il tramite tra questo gigante ed il pubblico: sta a me farlo parlare e, attraverso esso, dire qualcosa di me stesso. L'organo è uno strumento impersonale per eccellenza, al contrario del pianoforte per esempio in cui si preme il tasto e la sonorità rispecchia comunque la vostra soggettività nel modo più immediato. E' proprio per questo impersonalismo che la Chiesa lo ha scelto fin dall'antichità per accompagnare i suoi sacri riti. Proprio per questo devo trasmettere qualcosa che è umano, ed anche che "va al di là"; devo trasmettere delle sonorità che toccano i sensi ma che vorrebbero parlare anche ad una dimensione alta, credenti e non credenti. Certo, il credente a queste sonorità associa un tipo di Fede propria; il non credente resta comunque colpito nella sua intimità dai suoni maestosi, delicatissimi in un tempo e grandiose nell'altro.

-Programmi per il futuro?
Su quest'organo so già che a Pasqua c'è qualcosa in programma: abbiamo fatto da "battistrada" e ne siamo contenti. Per quanto mi riguarda ho alcuni concerti in Svezia, in Germania e qualcosa in Francia. Speriamo sempre di continuare a fare questa professione perché carmina non dat panem e la musica men che meno!

-Ti ringrazio e a presto.
Grazie a voi ed un saluto a tutti!

Un ringraziamento da parte del sito Italiano dell'organo a canne al maestro Pellini e a concerto di sogni per questa pubblicazione