ORGANI E CORONE

rassegna a cura di GRAZIANO FRONZUTO

pubblichiamo oggi questo particolare argomento interessantissimo propostomi dall'amico Graziano Fronzuto di Roma, esso sarà suddiviso in più parti riguardanti ognuna un diverso strumento, le pagine precedenti verranno spostate nella sezione persoqualcosa.

1. L'ORGANO DELLA REGINA MARGHERITA DI SAVOIA

 

Grande Organo Carlo Vegezzi – Bossi (Op. 1314 – anno 1910)
Chiesa di San Camillo de’ Lellis in Via Sallustiana – ROMA

 

Esistono organi legati in modo indissolubile a teste coronate. E per i motivi più disparati: organi che hanno suonato in occasioni di grandi incoronazioni, oppure di gravi sciagure, oppure più semplicemente sono stati ascoltati da re, principi, e nobili. Alcuni organi sono stati pagati o donati da illustri personaggi, altri (meno numerosi) sono stati suonati da qualche raro patrizio in grado anche di suonare. Inizia qui una serie di descrizioni di questi strumenti, partendo da uno che, anche se non molto noto, è più interessante di quanto si creda.

Anche la testa coronata cui è legato è particolarmente significativa per la nostra storia: parliamo della dalla regina Margherita di Savoia, e ci piace iniziare proprio da lei non solo per evidenti motivi di celebrità indiscussa, ma anche per un omaggio a Giuseppe - il nostro padrone di casa (virtuale) - la cui città come sappiamo prende il nome proprio dalla stessa regina.

Margherita: il carisma di una regina

Non è questa la sede per parlare della storia millenaria di Casa Savoia, o delle vicende che portarono all’Unità d’Italia, alla proclamazione di Roma come Capitale ed a tutti gli eventi successivi (fausti o funesti che siano stati); né tantomeno è la sede per discutere della sensibilità più militaresca che artistica dei regnanti di quella famiglia.

Tuttavia è necessaria una lunga premessa per arrivare all’organo di cui intendiamo parlare. E bisogna innanzitutto riconoscere che la regina Margherita fu una figura di primissimo piano nella vita culturale italiana tra XIX e XX sec. Non solo fu protettrice e mecenate di artisti e musicisti, ma anche ella stessa una valente artista (per quanto non abbia mai dato pubblica dimostrazione delle sue capacità, soprattutto musicali).

Diamo comunque alcuni cenni indispensabili: Margherita era nata a Genova nel 1851, figlia di Ferdinando di Savoia (duca di Genova e fratello del re Vittorio Emanuele II), e, appena adolescente, era già celebre per la delicata bellezza del suo viso e per la sua eleganza raffinata. Nel 1867 sposò il principe ereditario Umberto; fu necessaria una speciale dispensa religiosa non solo per la sua giovanissima età ma anche perché Umberto era suo cugino in primo grado, cosa all’epoca non rara tra le famiglie nobili ma che poteva causare tare ereditarie nei discendenti (pare che questa fu la ragione della limitata statura del loro unico figlio, il futuro re Vittorio Emanuele III). I principi si stabilirono a Napoli (dove appunto nacque Vittorio Emanuele) e Margherita si fece apprezzare subito dal popolo (ne è chiara prova la pizza più diffusa: pomodoro, mozzarella e basilico che fu chiamata da allora in poi pizza Margherita) ma anche dai nobili meridionali, ancora diffidenti verso la famiglia Savoia che pochi anni prima (1861) aveva detronizzato i Borbone.

Umberto salì al trono nel 1878 e, a Roma, Margherita, anzi la regina Margherita [ved. Foto 1], seppe infondere negli ambienti di corte la sua vasta e raffinata cultura e la sua sensibilità per l’arte e per l’eleganza, consentendo alla Casa Savoia un sorprendente salto d’immagine nel ristretto ambito delle famiglie regnanti europee (con cui, prima di Margherita, non era possibile alcun confronto in termini di eleganza, cultura, o semplicemente sfarzo regale). Margherita riuscì anche ad accattivarsi le simpatie dell’antica aristocrazia romana legata al papa e che fino ad allora non vedeva di buon occhio né i nobili piemontesi né i Savoia: il 1870 era ancora vicino e il papa viveva chiuso in Vaticano ritenendosi prigioniero degli usurpatori.

In queste circostanze, Margherita si distinse come promotrice delle arti: soprattutto la poesia e la musica. Ricordiamo i rapporti con Giosuè Carducci (che le dedicò pagine molto intense) e la sua munificenza verso gli artisti (persino il giovane e sconosciuto Giacomo Puccini poté recarsi a studiare a Milano nel 1880 dopo aver vinto una delle tante borse di studio finanziate personalmente dalla regina per “incoraggiare i giovani talentuosi”!).

Prese lezioni dai maggiori maestri del suo tempo e volle imparare a suonare il pianoforte e apprendere i rudimenti di vari strumenti tra cui, sorprendentemente, anche l’organo. Diventare maestro personale della regina aveva riflessi non solo artistici ma anche –dati i tempi– diplomatici e quindi occorreva una personalità di indiscussa levatura artistica e soprattutto al di sopra delle parti. Quindi, non poteva che essere scelto Filippo Capocci; nato a Roma nel 1840, pianista ed organista di grande fama, Maestro di Cappella della Basilica Lateranense, era benvoluto anche dallo stesso papa Leone XIII e, all’epoca, essere gradito sia in Vaticano che presso la corte sabauda era un fatto rarissimo e limitato ad un ristrettissimo numero di persone!

Il regno di Umberto fu caratterizzato da eventi turbinosi e da aspri conflitti sociali, che culminarono nel regicidio (per mano di Gaetano Bresci, a Monza, nel luglio 1900). Margherita, rimasta vedova, rinunciò per molti anni alla sfarzosa vita mondana ma non smise di dedicarsi ad opere culturali e benefiche (e soprattutto l’assistenza agli infermi; ricordiamo che durante la prima guerra mondiale si ritirò a Bordighera per consentire che il suo palazzo a Roma venisse utilizzato come ospedale militare). Tralasciamo le mai sopite polemiche sulla sua vera o presunta simpatia verso il fascismo, ricordiamo solo che alla sua morte, avvenuta a Bordighera nel 1926  [ved. Foto 2] fu sinceramente compianta da tutti gli Italiani che la amavano profondamente, anche se le sue esequie furono strumentalizzate a fini politici (in tale occasione furono violentemente estromessi dal Parlamento i deputati “aventiniani” avversi al fascismo).

Margherita si interessò in prima persona dell’assistenza ai malati e favorì l’ordine religioso dei Ministri degli Infermi (“Camilliani”), prosecutori dell’opera di San Camillo de’ Lellis. San Camillo, nato a Bucchianico (presso Chieti) nel 1550, dedicò la sua vita all'assistenza agli infermi; andò giovanissimo a Roma dove fu infermiere nell’Ospedale San Giacomo (Via del Corso) e in quello di Santo Spirito (nei pressi del Vaticano), dove fu fautore di una singolare usanza: due volte a settimana, durante i pasti dei malati, venivano eseguiti dei concerti d’organo nella vasta corsia rinascimentale dell’ospedale. Nel 1591 Camillo fondò l’ordine dei Ministri degli Infermi, con sede nell’oratorio della chiesa di Santa Maria Maddalena; morì a Roma nel 1614, fu canonizzato nel 1746 ed è stato proclamato Patrono dei malati e degli ospedali da Leone XIII (1886), del personale sanitario da Pio XI (1930) e della sanità militare italiana da Paolo VI (1974).

Il “Palazzo Margherita”

Vittorio Emanuele III, succeduto al padre Umberto, acquistò dai principi Boncompagni–Ludovisi il loro sfarzoso ma austero palazzo, e ne fece dono alla madre che vi pose la propria residenza. L’edificio da quel momento portò il suo nome (“Palazzo Margherita”, che, dopo la seconda guerra mondiale, è divenuto la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti in via Veneto a Roma). Il palazzo era stato costruito nel 1886 dall’architetto Gaetano Koch, figlio, nipote e a sua volta avo di numerosi artisti di primissimo piano [ved. Foto 3 e 4]

 

La chiesa di San Camillo de’ Lellis

Alle spalle del Palazzo Margherita, sull’attuale via Piemonte, sorgeva Villa Spithoever costruita nel 1871 su progetto dell’architetto Luca Carimini; essa inglobava l’antica Vigna Barberini e i resti degli Horti Sallustiani (appartenuti a Sallustio, celebre scrittore coevo di Cesare e Cicerone). Nel 1883 l’area della villa fu ceduta al Comune di Roma per dare inizio ad una serie di lavori urbanistici: nel 1885 la villa fu demolita. A partire dal 1906 si iniziò a pensare all’erezione di una grande chiesa dedicata a San Camillo de’ Lellis [ved. Foto 5] su progetto del prof. ing. Tullio Passarelli (1869 – 1941), famoso progettista, autore di molti edifici monumentali a Roma tra cui Santa Teresa a Corso d’Italia e gli edifici industriali dell’area Ostiense, nonché Presidente della Insigne Accademia di San Luca (plurisecolare istituzione artistica romana). Coll’interessamento e il favore della regina, la chiesa fu terminata dopo appena 5 anni, con tutte le sue decorazioni in stile romanico, e, tra i fedeli più assidui, annoverava proprio la regina Margherita.


Il grande organo Carlo Vegezzi–Bossi, op. 1314 – anno 1910

Insieme alla chiesa fu realizzato anche il suo organo monumentale [ved. Foto 6], donato integralmente ed espressamente dalla regina Margherita, in segno di personale devozione a San Camillo.

La cantoria sulla porta d’ingresso e la cassa monumentale, con decorazioni in severo stile romanico, erano state disegnate dallo stesso prof. Passarelli, la parte fonica ideata da Filippo Capocci. La solenne inaugurazione, alla presenza della regina (che, in sede privata e riservata lo provò personalmente), avvenne il 10 febbraio 1911 con un concerto dello stesso Capocci che, essendone entusiasta, tornò anche altre volte a suonarlo anche se pochi mesi dopo, il 25 luglio 1911, fu stroncato da un malore lasciando un vuoto incolmabile nella vita culturale romana e un “asperrimo dolore” nel cuore della regina, sua devota allieva e mecenate.

 

Registri

[azionati da placchette in fila unica poste sopra seconda tastiera, con nomi incisi, originali, come rilevati nel 1988 sulla consolle originale]

I Manuale – Grand’Organo

II Manuale – Espressivo

          Pieno 3 file [ II ]

          Pieno 3 file [ I ]

          XII                                2’2/3’

          XV                                      2’

          Ottava                                4’

          Flauto Dolce                     4’

          Flauto Dolce                     8’

          Flauto Aperto                   8’

          Unda Maris                       8’

          Salicionale                         8’

          Principale II                       8’

          Principale I                        8’

          Principale                         16’

          Tromba                              8’

          Tremolo

          Oboe                                  8’

          Eufonio                              8’

          Principale                           8’

          Viola Gamba                      8’

          Concerto Viole               [8’]

          Bordone                             8’

          Flauto Armonico              4’

          Ottava Eolina                    4’

          Pienino 3 file

 

 

 

          [Voce] Corale                 [8’]      al I Man.

 

 

Unioni

Annulli

          Tasto Pedale I

          Tasto Pedale II

          Unione Manuali

 

   A      Ripieno II

   A      Ripieno I

   A      Tromba

   A      Oboe

 

Pedale

          Violone Contrabbasso  16’

          Subbasso                        16’

          Ottava                                8’

          Bordone                             8’

          Violoncello                        8’

Accessori

Combinazione Libera pneumatica tramite placchette collocate al di sopra di quelle dei registri [nel 1999 sono state inserite memorie elettroniche]

Staffa Espressione al II Manuale

Staffa Crescendo Generale

Pedaletti richiamo Unioni

Estensione

Tastiere di 56 note (Do – Sol); Pedaliera di 27 note (Do – Re) [di tipo dritto all’italiana sulla consolle originaria].

Collocazione

Occupa interamente la Cantoria lignea riccamente intagliata sopra l’ingresso principale.

Consolle

Consolle originaria del 1910 collocata al centro della cantoria, rivolta verso la navata della chiesa; nel 1999 è stata aggiunta una seconda consolle a trasmissioni elettroniche, mobile su ruote collocata a pavimento.

Trasmissione

Pneumatica - Tubolare originale Vegezzi-Bossi, integrata da trasmissione elettronica nel 1999 per il comando dalla seconda consolle.

Mostra

Mostra a tre campi di canne uniformemente digradanti verso il centro, suddivisi da lesene intagliate con decorazioni dorate in stile romanico.

Cassa

La cassa vera e propria, omogenea con le decorazioni della cantoria, è molto elaborata e presenta ricche decorazioni lignee con archetti romanici e bassorilievi raffiguranti figure di angeli e santi con strumenti musicali, eseguite su disegno di Tullio Passarelli.

 

Note

L’architettura della chiesa e del complesso conventuale è in severo stile romanico, estremamente suggestivo ma un po’ troppo scuro (fino a sembrare lugubre in alcuni orari della giornata); sono comunque assai interessanti i dettagli decorativi (capitelli, sculture, bassorilievi, portali e il magnifico rosone), scolpiti con una finezza insolita, vicina allo stile Liberty in voga all’epoca. Tenendo presenti le grandi dimensioni della chiesa e l’estensione delle decorazioni, si può intuire il grande dispendio di risorse ed energie impiegate per la sua realizzazione, avvenuta peraltro in poco tempo.

Certamente disegnato dallo stesso architetto, l’insieme cantoria–organo è uno dei più interessanti del suo tempo, dal punto di vista estetico in tutta Roma.

L’organo, lasciato per lunghi anni in abbandono, era comunque ancora suonabile nel luglio 1988 (epoca del mio primo sopralluogo) anche se la trasmissione pneumatica presentava elementi danneggiati e molte borsette logore e consunte, e lo strumento appariva molto tardo alla risposta.

Nonostante la considerazione di molti appassionati –tra cui va citato almeno noto organista e cembalista Flavio Benedetti-Michelangeli (nipote del celebre pianista Arturo), che abitava nei pressi della chiesa, e che ne apprezzava le dimensioni e la bella intonazione– il restauro vero e proprio è stato eseguito solo nel 1999, ad opera della ditta “Vegezzi–Bossi di Brondino Vegezzi–Bossi S.n.c.” di Centallo (Cuneo).

Il lavoro ha comportato il ripristino dell’intera parte sonora dell’organo, rimasta sostanzialmente integra, e l’aggiunta di trasmissioni elettroniche (e alcuni mesi dopo anche l’aggiunta di una nuova consolle in navata, connessa elettronicamente con il corpo sonoro e che controlla anche super e subottave nonché un registro ad ancia al pedale prolungato 16’ 8’ e 4’); lo strumento è stato inaugurato dal prof. Jírí Lecian, la cui esibizione ha aperto un ciclo di concerti (tra cui va citato almeno quello tenuto dal M.o Mauro Bassi).

Con il restauro, l’organo ha ripreso la sua bella intonazione ben armonizzata all’interno della vasta chiesa, e chi lo ascolta comprende subito che si tratta di un organo degno di una regina!

 

febbraio 2004

Graziano Fronzuto

 

Bibliografia:

Sulla regina Margherita di Savoia esiste una sterminata bibliografia, anche se il testo in genere ritenuto più completo è oggi di difficile reperimento, scritto da Carlo Casalegno (Torino, 1916 – 1977) e pubblicato da Einaudi nel 1956; ricordiamo con deferenza che l’autore, insigne giornalista, morì dopo 13 giorni di agonia a seguito delle ferite infertegli da un commando delle BR.

Tra i molti siti sulla regina, segnaliamo almeno www.italiadonna.it/public/percorsi/biografie/f044.htm

 

Anche su San Camillo de’ Lellis esiste una vastissima bibliografia; certamente interessante il testo storico–religioso scritto da Padre Sanzio Cicatelli, oggi disponibile in rete www.camilliani.org/doc/Cicatelli/cicatelli.htm

 

Sul quartiere Boncompagni–Ludovisi e sul complesso monumentale di San Camillo de’ Lellis si rimanda all’immancabile “Guida Rossa” del Touring Club Italiano, estremamente chiara e dettagliata.

 

Su Gaetano Koch e sugli altri artisti della sua famiglia si rimanda al sito http://www.joseph-anton-koch.com/pageID_401072.html curato da un suo discendente; la pagina sul “Palazzo Margherita” è http://www.joseph-anton-koch.com/pageID_1087808.html

 

Su Filippo Capocci rimandiamo all’articolo illuminante del M.o Federico Borsari, nel sito: http://xoomer.virgilio.it/fborsari/arretra/autori/comp17.html

 

Del restauro dell’organo si fa cenno nel sito della ditta che lo ha eseguito: www.vegezzi-bossi.com dove è possibile anche consultare l’albero genealogico della storica famiglia di organari Italiani.