GIUSEPPE DISTASO SUONA:

L'ORGANO DEL SANTUARIO DI MONTENERO (LI)

LA STORIA DEL SANTUARIO

Epoca e Stile

XIV secolo e seguenti.
La chiesa è stata sensibilmente trasformata durante il periodo di custodia dei Padri Teatini (1669-1783) quando venne decorata secondo un gusto tipicamente barocco.

Descrizione del Santuario

L’accesso al Santuario avviene attraverso una gradinata che immette sul piazzale rettangolare antistante la chiesa. Sul lato sinistro sotto un porticato a doppi pilastri ad arcate ellittiche, si innalza la facciata della chiesa; sulla destra si apre il loggiato del Famedio ossia una sorta di Pantheon livornese. All’interno si trovano i monumenti funebri dedicati ai più illustri personaggi livornesi: Francesco Domenico Guerrazzi, il pittore Enrico Pollastrini, Carlo Bini, il deputato Carlo Meyer, lo scultore Paolo Emilio Demi, il pittore Giovanni Fattori e il poeta Giovanni Marradi.
La chiesa con pianta a croce latina, è preceduta da un atrio ellittico con affreschi realizzati dal converso teatino Filippo Maria Galletti. Le immagini, ispirate alle Storie di Maria, sono inserite in una complessa decorazione a stucco che ricopre la volta. L’interno del Santuario, di chiara ascendenza barocca, è impreziosito da ornati in stucco e marmi policromi. Nei sei altari laterali sono ricordate le compagnie che contribuirono con le loro offerte alla fabbrica di Montenero. Sostenuto dagli archi delle cappelle e dai contropilastri, un cornicione corre lungo tutta la navata. Nei vani tra le finestre ancora tele del Galletti raffiguranti Storie di Giuseppe e Maria. Il soffitto ligneo disegnato e intagliato nel 1680 dal pisano Pietro Giambelli ospita tre grandi tele con episodi delle vita di San Gaetano Thiene, fondatore dei Teatini.
All’interno del tabernacolo sopra l’altare maggiore è collocata la tavola raffigurante la Madonna di Montenero del pittore pisano Jacopo di Michele detto Gera. L’affresco della cupola raffigurante l’Incoronazione della Vergine (1771-74) è opera del pittore fiorentino Giuliano Traballesi che dipinse anche i quattro Evangelisti su mosaico d’oro nei pennacchi. Nella sacrestia sono conservati il pregevole altare marmoreo di Silvio Cosini (1530) e un interessante dossale ligneo raffigurante le Crocefissione. Nelle cappelle laterali una lunga galleria di ex-voto testimonia il culto mariano del popolo livornese e la venerazione nei confronti della Madonna delle Grazie.

Motivi di interesse

La Madonna di Montenero è Patrona della Toscana ed ha una rinomanza nazionale ed internazionale. Il Santuario è meta di pellegrinaggi.
Di notevole interesse artistico l’affresco della cupola di Giuliano Traballesi che rappresenta un opera emblematica del passaggio dal rococò al neoclassicismo.

Curiosità

La venerata immagine della Madonna di Montenero uscì dal santuario cinque volte per “benedire” con la sua presenza la città di Livorno, dopo che si erano verificati pestilenze o terremoti.
La fama dell’immagine venerata a Montenero fece nascere l’uso, da parte dei bastimenti cattolici di qualsiasi nazionalità che si trovavano nelle acque sottostanti il Santuario, di “salutare” la vergine con delle salve di cannone a cui seguiva, in risposta, l’accensione di fuochi nella piazzetta del Santuario da parte dei frati. Si ricorda, ad esempio che Filippo V di Spagna nel 1702 nel ripartire da Livorno, durante il suo viaggio da Napoli a Milano, salutò la vergine nel modo suddetto. Tra i miracoli attribuiti alla Vergine a Montenero si ricorda l’improvviso accecamento dei corsari turchi che, nel 1575, sbarcati all’Ardenza, volevano assaltare i tesori del Santuario.
La Madonna avrebbe graziato anche un “infedele” evitando l’amputazione di una gamba al figlio del bey di Tunisi che, per riconoscenza, inviò al santuario una gamba d’argento. Nella galleria degli ex-voto si conservano anche il giubbotto e le babbucce di una giovane livornese che, rapita ad Antignano dai turchi e condotta in un harem del sultano di Costantinopoli, fu salvata dal fratello dopo aver invocato la Vergine di Montenero.
La sacra immagine della Madonna, secondo la tradizione popolare, si sarebbe rivelata ad un pastore vicino al fiume Ardenza che ricevette l’ordine di trasportarla sul monte. Nel punto dove venne deposta i Terziari Francescani eressero un primo oratorio sorto grazie alle elemosine dei fedeli. Già nel 1380, per la crescente affluenza, i francescani ampliarono la chiesa. Ma intorno al 1438 sorsero all’interno dell’ordine controversie per il governo del Santuario che portarono l’Arcivescovo di Pisa Mons. Ricci a delegare la cura della chiesa all’Ordine dei Gesuati di Santa Maria della Sambuca. In seguito alla soppressione dei Gesuati (1688), il Santuario passò ai padri Teatini che lo ampliarono costruendo la Cappella dell’Altare Maggiore. Nel 1792, a seguito di una nuova soppressione voluta da Pietro Leopoldo, i Vallombrosani ressero e reggono tuttora il Santuario che nel 1925 è stato incluso dal Papa Pio XI fra i luoghi da visitare per l’Anno Santo.

L'ORGANO

L'organo è stato costruito nel 1965 dalla ditta MARIN E ROSSI di Bolzaneto; per le dimensioni della chiesa si tratta di un organo molto grande, che consta di tre tastiere e pedaliera e più di 60 registri, divisi in due corpi ubicati nei transetti laterali della chiesa; il corpo di destra contiene interamente il grand'organo, il positivo e una parte minima del pedale, mentre il corpo sinistro contiene tutto il recitativo e i restanti registri del pedale. La consolle è ubicata a sinistra dell'altare ed è in stile Tamburini con i guancioni in radica, infatti non ci sarebbe da meravigliarsi se fosse stata proprio costruita dalla ditta di Crema, le cose più evidenti, oltre i guancioni in radica, sono i pulsanti unici per accensione e spegnimento dei motori del tutto uguali allo stile Tamburini di quegli anni, come si può vedere in foto.

Per quanto riguarda il lato "sonoro" quest'organo è molto ben intonato, nel corso degli anni deve aver subito qualche variazione alla registrazione originaria, si intravedono infatti nella foto di sinistra alcune placchette leggermente più scure e di dimensioni diverse, che sono state sostituite o per il cambiamento del registro o conseguentemente ad una rottura della stessa.

Per molti registri, soprattutto quelli ad ancia si avvertiva lontananza di una canna rispetto ad un'altra, effetto causato soprattutto dalla collocazione delle canne del registro in parti diverse, e anche dal fatto che entrambi i corpi dell'organo non avevano cassa, neanche dietro la facciata in stile ceciliano.

Tra i registri più belli, l'oboe del recitativo, il cromorno del positivo e la voce umana accoppiata al principale del grand'organo; un pò meno belli i ripieni, abbastanza "spenti" e crudi.

di seguito la disposizione fonica:

I: POSITIVO ESPRESSIVO II: GRAND'ORGANO

Principale 8'

Ottava 4'

Decimaquinta 2'

Ripieno 5 file

Bordone 8'

XXII 1'

Salicionale 8'

Flauto in V 5.1/3'

Flauto 4'

Flauto 2.2/3'

Terzina 1.3/5'

Fagotto 8'

Cromorno 8'

Tremolo

Principale 16'

Principale 8'

Ottava 4'

Decimaseconda 2.2/3'

Decimaquinta 2'

Ripieno grave 3 file

Ripieno acuto 4 file

Flauto 8'

XIX 1.1/3'

Corno di Camoscio 8'

Flauto 4'

Flauto in XII'

Silvestre 2'

Terzina 1.3/5'

Piccolo 1'

Voce Umana 8'

Tromba a squillo 8'

Tromba 8'

Tremolo

III: RECITATIVO ESPRESSIVO PEDALE

Bordone 8'

Flauto in V 5.1/3'

Eufonio 8'

Corno di notte 8'

Viola da gamba 8'

Salicionale 8'

Principalino 4'

Ottavina 4'

Pienino 5 file

Eolina 8'

Voce celeste 8'

Coro viole 8'

Flauto armonico 4'

Nazardo 2.2/3'

Decimino 1.3/5'

Tuba Mirabilis 8'

Oboe 8'

Voce corale 8'

Tremolo

Acustico 32'

Contrabbasso 16'

Subbasso 16'

Bordone 16'

Basso armonico 8'

Principale 8'

Bordone 8'

Corno di camoscio 8'

Ottava 4'

Flautone 4'

Ripieno 4 file

Trombone 16'

Tromba 8'

Chiarina 4'

Trombina 2'

Violoncello

* i registri in grassetto rappresentano le placchette diversificate

L'ESPERIENZA PERSONALE

Sono arrivato a Livorno per suonare ad un matrimonio al Santuario di Montenero, ma entrando in chiesa non mi aspettavo di trovare un organo così grande e bello viste le dimensioni della chiesa, invece nell'ora che ho avuto a disposizione ho provato quasi tutti i registri e le varie combinazioni; ribadisco che finchè non ho letto la targhetta MARIN e ROSSI ho pensato ad un organo Tamburini a tutti gli effetti, però tutto sommato una bellissima esperienza su un bellissimo organo anche ben curato.