GIUSEPPE DISTASO SUONA:

L'ORGANO DELLA BASILICA DI SAN GIUSEPPE A BISCEGLIE (BA)

DON UVA

Pasquale Uva nacque a Bisceglie il 10-8-1883 da Pasquale, agiato agricoltore, e Maria Chiaromonte. A 11 anni entrava nel Seminario per restarvi fino a 15 anni. Terminati gli studi nel Seminario di Benevento, passò a Roma, nel Collegio Capranica, per compiervi gli studi di Teologia. Qui, una sera dell'inverno 1906, il giovane seminarista, riparatosi da una pioggia torrenziale in una rivendita di libri usati, acquistò per poche lire due volumi sulla vita del Cottolengo. Quella lettura influì enormemente sullo spirito dei giovane, che meditò di imitare il Cottolengo nell'amore e nell'assistenza dei minorati psichici. La psichiatria compiva allora i primi passi e i folli erano sottoposti a trattamenti inumani: a Bisceglie, come altrove, essi venivano rinchiusi nelle carceri comunali e solo verso la fine dell'800 si cominciò a ricoverarli in ospedale. Tornato a Bisceglie, don Uva venne chiamato a reggere la nuova parrocchia di S. Agostino dove svolse attività catechistica. Fu presente nella vita politica tra i fondatori e i più strenui difensori del Partito Popolare, come poi sarà autorevole fautore della DC nel secondo dopoguerra. Nel 1912 don Pasquale iniziava la costruzione di un piccolo tubercolosario, ma la prova fallì. Forte della esperienza e col ricavato della vendita di un piccolo cinema, si recò dal papa Benedetto XV: dall'udienza uscì confortato e fornito di un piccolo sussidio. Seguirono altri tentativi sfortunati, come quello di impiantare un laboratorio per i poveri e un ospedale. Infine, il 10 agosto 1922, con l'aiuto di alcune catechiste da lui formate e decise a seguirlo nell'impresa, don Pasquale cominciò ad accogliere in tre povere stanzette, annesse alla sacrestia di S. Agostino, alcuni epilettici e storpi, oggetto di scherno per le vie dei paese. Nasceva così la Casa della Divina Provvidenza per il ricovero dei "deficienti", mentre otto catechiste si raccoglievano in comunità formando la Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza. Testimoni riferiscono di avere visto spesso don Uva spingere la carretta dei pomodori. Egli cominciò a bussare alle porte di autorità ed enti e, tra le suore, alcune uscivano a fare la questua, altre attendevano ai compiti interni. Dalla tipografia della Casa comincia a uscire L'eco della Carità, un modesto periodico mensile che oggi, arricchito e rinnovato, è al 70' anno di vita, a cura del can. Felice Posa. Dopo un decennio gli infermi erano saliti a 600 e nel 1933, in un reparto annesso alla Casa, cominciarono a essere ricoverati infermi di mente trasferiti dalla Campania. Nasceva così, come filiazione della Casa, l'ospedale Psichiatrico: all'opera di carità si affiancava l'assistenza medica e illustri docenti universitari, come i proff. Pietro Armenise, Giacinto Felsani e Domenico Sarno, furono chiamati a prestare la loro opera. Nel 1 935 l'ospedale iniziava una vita autonoma con la costruzione di un. padiglione ospedaliero di 350 posti letto e di un padiglione servizi, cui si aggiungevano nel 1940 altri due padiglioni. S'iniziava allora il trasferimento di tutti gli infermi di mente della provincia. Il miracolo era compiuto: la Casa, con i suoi grandi padiglioni estesi su un'area di 12 ht, era ormai una città nella città. Dopo la stasi bellica, si riprende il cammino: eretti nuovi padiglioni, ampliati i servizi medici, reclutato un corpo di specialisti e di infermieri scelti dopo appositi corsi interni, modernizzati gli strumenti scientifici, indetti convegni medici. Nel dopoguerra l'opera è coronata dalla creazione di altri tre Istituti Psichiatrici, a Foggia (1945), a Guidonia, presso Roma, e a Potenza (1955).Nel 1953 viene eretta l'imponente Basilica di S. Giuseppe di stile romanico, il cui bianco campanile appare di lontano al forestiero come un indice puntato verso il cielo: progettista ne fu l'ing. Luigi Buttiglione, il realizzatore di tutti i padiglioni della Casa. Il 13 settembre 1955 don Uva, il Cottolengo dell'Italia meridionale, moriva. La salma venne sepolta nei sotterranei della chiesa. Nel primo anniversario della morte, sotto le arcate dell'ingresso principale della Casa, venne scoperto un busto, opera dello scultore Francesco Scaringi di Trani, furono murate due epigrafi con ispirate parole del prof. Giuseppe Dell'Olio e pubblicato un Numero unico, a cura di don Antonio Belsito.

 

L'ORGANO DELLA BASILICA

L'organo della basilica, voluto dallo stesso Don Uva e costruito nel 1955 dalla ditta Mascioni di Cuvio è senz'altro uno dei migliori organi della provincia di Bari, perfettamente costruito e fonicamente valido. Brutta nota dolente invece l'aspetto esteriore, con una bruttissima facciata di canne mute dell'ordine dei 4 piedi disposte in due cuspidi laterali, formate ognuna da tre ordini di canne e dietro esse tutto l'organo, in pratica la facciata sembra essere un muro eretto per delimitare lo spazio dell'organo, peccato, l'altezza generosa e anche la larghezza dovevano essere sfruttate meglio, infatti molte canne di 16 piedi sono state collocate orizzontalmente per l'altezza insufficiente.

La consolle, nel miglior stile Mascioni appare solida e funzionale, è dotata di tre tastiere di 61 note e pedaliera concavo-radiale di 32 note, le placchette a bilico dei registri sono sistemate ai lati delle tastiere mentre sopra la terza tastiera sono collocate le placchette delle unioni, sub e superottave e degli annullatori. La consolle è interamente rivestita di un pannello rosso antigraffio e tra gli accessori utili anche la panca con schienale e le combinazioni particolari per positivo e recitativo.

Al centro la targhetta recante il nome della ditta Mascioni e il numero opera: opus 714

di seguito la disposizione fonica

I MANUALE: Positivo Espressivo II MANUALE: Grand'Organo III MANUALE: Recitativo Espressivo PEDALE
Principale 8'
Flauto a cuspide 8'
Viola 8'
Principalino 4'
Flauto dolce 4'
Nazardo 2.2/3'
Flagioletto 2'
Decimino 1.3/5'
Ripieno 5f.
Cromorno
Tremolo
Principale 16'
Principale 8'
Principale II 8'
Flauto armonico 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Flauto cam. 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno grave
Ripieno acuto
Tromba 8'
Voce Umana
Campane
Bordone 16'
Principalino 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Flauto armonico 8'
Fugara 4'
Silvestre 2'
Pienino 3f.
Oboe 8'
Voce celeste 8'
Coro viole 3f.
Voce corale 8'
Tremolo
Basso Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Bordone 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Ottava 4'
Flauto 4'
Campane

*** da notare il Pedale privo di Ance ***

 

L'ESPERIENZA PERSONALE

In una mattinata bellissima dopo aver suonato l'organo alla cattedrale di Trani siamo arrivati a Bisceglie e ci siamo trovati dinanzi ad una situazione completamente diversa, in quanto a Trani la chiesa era acusticamente perfetta ma l'organo aveva bisogno di manutenzione, mentre a Bisceglie l'organo era stato appena revisionato ma la chiesa era molto riverberante e la dissolvenza del suono durava anche 4, 5 secondi, quindi in un concerto sarebbe impensabile eseguire pezzi molto veloci perchè si rischierebbe di dare all'ascoltatore solo gli estremi di un rimbombo piuttosto che un pezzo per organo, infatti questo organo non viene quasi mai usato per concerti da solista ma solo per l'accompagnamento di corali e la normale pratica liturgica.

Alla consolle ho eseguito pezzi che mostrassero di che pasta era fatto lo strumento, usando molto le ance del recitativo (perfettamente accordate e precise) e districandomi tra i ripieni del grand'organo e del positivo. Cosa molto curiosa è la totale assenza di ance di 16 piedi e di ance al pedale, mentre invece presenti le campane, immancabili in organi moderni, in chiese in cui ci sia molto riverbero, nonostante ciò un bellissimo organo preciso e perfettamente costruito, peccato sia costretto ad un uso semplice condizionato dall'acustica ambientale.

Io alla consolle dell'organo della Basilica.

Da notare lo schienale della panca e il pannello rosso di rivestimento della consolle e del leggio.