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Questa è una rubrica piuttosto particolare all’interno del sito.

Serve per parlare di organi (o di argomenti organistici) spesso negletti o sottovalutati o comunque poco noti.

L’obbiettivo è quello di far luce su di essi e dare a Voi Lettori la possibilità di giudicare.

Obbiettivo ambizioso –direte Voi– e che ha bisogno di molto di più di qualche pagina e qualche foto su internet, perché qualche pagina e qualche foto su internet è poco.

Avete ragione.

Scusate se è poco.

 

 

1) – L’ORGANO DEL MONASTERO DELLA SS. ADDOLORATA DI GAETA

di Graziano Fronzuto

 

Organo Giuseppe Rotelli (1907)
Chiesa della SS. Addolorata – GAETA (LT)

 

 

Stavolta –col permesso di Giuseppe, il nostro “padrone di casa virtuale”– desidero proprio iniziare dalla mia città natale e parlare di uno strumento che ha una storia particolarissima e –per chi ha la fortuna di ascoltarlo– un suono eccezionalmente bello, che si diffonde in una chiesa non grande ma certamente molto suggestiva.

 

Il coro delle suore è situato sopra l’androne di ingresso della chiesa e si affaccia sulla navata tramite una bella grata in legno dorato ed intagliato del XIX sec. In esso è conservato il piccolo magnifico organo tardoromantico commissionato nel 1907 da madre Maria Pia della Croce all’organaro cremonese Giuseppe Rotelli, su suggerimento e progetto fonico dell’organista gaetano Franco Michele Napolitano, allora appena ventenne, ma si era già dimostrato brillante allievo del grandissimo maestro Giuseppe Martucci (Capua, 1856 – Napoli 1909).

L’organo è contenuto in una bella cassa neoclassica in noce, ornata di ghirlande in legno dorato, ed è stato restaurato da Carlo Soracco nel 1996 su iniziativa della madre superiora dell’epoca, suor Giuliana  .

 

Registri

(azionati da pomelli in legno originali con nomi su tondini di porcellana, posti in fila orizzontale al di sopra della Tastiera)

 

  -            Unione Tasto - Pedale

  -            Tremolo

  -            Ripieno  3  file [ XV - XIX - XXII ]

  -            Ottava 4'

 

  -            Flauto 4'

  -            Principale 8'            [ in Mostra da  Do 4']

  -            Celeste 8'            [ in realtà Voce Umana  8', da Do 3 ]

  -            Basso 8'  nei Pedali

  Pedaletto del Tiratutti (al centro, sopra la Pedaliera)

 

Estensione

Tastiera di 58 Note (Do - La); Pedaliera: 27 Note (Do - Re), dritta all'Italiana, con pedali di piccolissime dimensioni, in considerazione delle esigenze delle Suore.

Trasmissioni

Trasmissioni meccaniche “bilanciate” di tipo tedesco (anziché classiche italiane, che sono di tipo sospeso); consolle “appoggiata” al corpo d’organo.

Collocazione

nel coro delle suore sull’ingresso principale; è posto di lato addossato ad una parete e dalla chiesa non risulta visibile.

Cassa

in legno di Noce di piccole dimensioni, sobriamente decorata con ghirlande. Al centro, arco a tutto sesto (in cui e' inserita la Mostra) sormontato da Cornice.

Mostra

11 canne di Principale, disposte a cuspide unica; bocche “a mitria” allineate orizzontalmente; canna maggiore: Do 4’.

Manticeria

posta nel retro della cassa, sotto il somiere principale e sotto quello della basseria in legno: mantice conservatorie alimentato da due mantici generatori (posti al di sotto del Conservatore) azionati da stanga lignea.

Note

Si tratta di un piccolo capolavoro d’arte organaria italiana del primo novecento: in esso sono assommati e condensati tutti i più moderni ed audaci soluzioni tecniche e foniche della sua epoca. Innanzitutto va apprezzato il fatto che in una cassa di dimensioni contenute sono collocate ben 409 canne, sfruttando in pratica ogni centimetro cubo utile senza ledere la sonorità dello strumento.

Le canne del Basso 8' e le prime 12 del Principale sono al di fuori del somiere e poste in fondo alla cassa; quelle del Basso sono in legno e tappate, le prime 12 del Principale sono in legno ed aperte.

Il Flauto 4' ha canne di legno tappate; esse sono poste al di fuori del somiere su piccoli somierini disposti nella parte alta della cassa; ricevono il vento direttamente dal somiere principale tramite piccoli tubicini in piombo.

Inoltre vanno anche evidenziati alcuni dettagli tecnici che, all’epoca ed in quest’area geografica, non hanno precedenti di rilievo, specie in un organo positivo: la presenza di una pedaliera di ben 27 note e con tanto di registro proprio; l’intonazione insolitamente brillante (tra i registri, il Flauto 4’ spicca per il suo carattere decisamente spigliato); la meccanica di tipo tedesco; la predisposizione della cassa per ricevere una condotta esterna proveniente da un eventuale elettroventilatore.

Infine, ed è questo il fatto più insolito di tutti, si tratta del primo organo costruito lontano dalla propria regione da Giuseppe Rotelli peraltro in un’area geografica in cui erano ancora attivi numerosi organari Napoletani e Ciociari (che si ispiravano ai canoni classici napoletani).

Le caratteristiche così particolari dell’organo –che oltretutto non furono sempre ben gradite alle Suore né tantomeno agli organisti occasionali (dato che l’organo risultava completamente diverso da tutti gli altri che allora esistevano in Gaeta e dintorni)– si possono spiegare solo con le precise richieste di un organista professionista, che aveva assimilato i principi del movimento ceciliano ed era in grado di comprendere la necessità di avere un certo numero di registri ed una pedaliera estesa.

Questo organista –che ha dato i necessari suggerimenti alla Committente ed ha dettato il progetto fonico con criteri economici ma organisticamente avanzati– è rimasto a lungo nella memoria delle Suore come “un bravo giovane, che è poi diventato professore a Napoli” (testimonianza orale che ho raccolto personalmente nel 1979 dalle labbra di Suor Natalina, scomparsa ultracentenaria pochi anni fa; ella era una lontana prozia di mia madre).

Se le suore non ne ricordavano più il nome, è stato facile identificarlo: si trattava di Franco Michele Napolitano, che aveva appena concluso gli studi con il grande Giuseppe Martucci e si accingeva ad intraprendere una lunga carriera di organista, professore del conservatorio di Napoli, compositore, direttore d’orchestra ecc. (cfr. mio articolo nel sito dello studioso prof. Bruno Guizzi).

Infine, le Suore, consce del valore dell’organo, lo hanno sempre conservato con cura. Non hanno mai consentito che venisse “restaurato” da organari di pochi scrupoli (e purtroppo numerosi, dal alcuni anni a questa parte, nella città e nei dintorni), anzi è nota la fermezza con cui la Madre Superiora in carica nel 1981 mise alla porta un sedicente organaro dell’entroterra campano che aveva offerto i suoi servigi per restaurare l’organo (e basta attraversare la strada e vedere l’organo di Alessandro Scarlatti per avere un’idea di che tipo di restauro ne sarebbe potuto venir fuori).

Il restauro conservativo, alla fine, è stato commissionato dalla madre superiora Suor Giuliana Formisano ed eseguito in loco nel 1996 da Carlo Soracco, debitamente autorizzato dalla competente Soprintendenza e sotto la mia direzione.

Va detto che al finanziamento hanno concorso la Banca di Roma, la Richard Ginori ed una Famiglia di Gaeta che è voluta rimanere anonima (ciascuno per un quarto della cifra) il rimanente quarto è stato coperto con le offerte dei fedeli devoti della SS. Addolorata.

L’organo restaurato è stato collaudato dal prof. Erasmo Vaudo, dal dr. Piergiorgio Granata e da me, successivamente, il restauro è stato approvato dallo Storico dell’Arte prof. Claudio Strinati (all’epoca Soprintendente ai Beni Artistici e Storici del Lazio) che ha anche dato prova delle sue non indifferenti qualità di organista alla presenza di alcuni funzionari della Soprintendenza e delle reverende Suore.

Attualmente l’organo, perfettamente conservato e funzionante, è utilizzato per l’uso liturgico e per concerti. Oltre che per concerti solistici è stato utilizzato in concerti vocali (tra i tanti va citato quello del celebre soprano Ilaria De Francesco nel luglio 1999 e quello di cantate sacre del XVII sec. tenuto dal soprano Paola Polito nell’ottobre 2004; in entrambi i casi la parte organistica è stata affidata a me).

 

Gaeta – SS. Addolorata – luglio 1999 – Graziano Fronzuto e il soprano lirico Ilaria De Francesco al termine del concerto

Gaeta – SS. Addolorata – ottobre 2004 – il soprano Paola Polito e Graziano Fronzuto durante il concerto

 

Scusate se è poco...

Citato su libri di Storia dell’Arte, oltre che su guide turistiche locali, quest’organo non ha trovato spazio su una nota rivista organistica italiana: un mio breve articolo su di esso è stato cestinato! (E dire che altre riviste – tra cui The Organ Club Journal, Informazione Organistica, Albatros, Chiesa Oggi ecc. – non mi avevano mai riservato tale trattamento...).

Carissimi lettori, ricapitoliamo: si tratta del primo organo che Giuseppe Rotelli ha costruito lontano dalla sua città, perfettamente costruito e ben conservato, è stato commissionato dalla fondatrice di un ordine religioso molto noto ed importante, per di più su suggerimento e progetto fonico di uno dei massimi organisti del XX sec., è stato restaurato e lodato anche da un notissimo Storico dell’Arte ed è usato per concerti che riempiono puntualmente la chiesa (anzi alcuni concerti sono stati persino replicati dato che la chiesa è relativamente piccola e molti non hanno potuto trovarvi posto).

Evidentemente, è poco.

Scusate se è poco.

  Novembre 2004 - Graziano Fronzuto

per chi vuole saperne di più...

1. La chiesa della SS. Addolorata: Storia antica

Il Monastero della SS. Addolorata si trova giusto di fronte all’Istituto della SS. Annunziata (nella cui chiesa c’è l’organo di Alessandro Scarlatti – cfr. mio articolo nel Sito la pagina dell’organo curato dal maestro Federico Borsari: http://xoomer.virgilio.it/fborsari/arretra/olds/olds17.html).

Le origini del complesso denominato “Monastero dell’Addolorata” risalirebbero al sec. XI quando esisteva la chiesa di S. Gregorio papa (i cui resti sembrano essere emersi in alcuni saggi effettuati nel 1995 nelle murature); il sito era posto in posizione dominante (lato monte) sulla strada che fu per secoli l’unico accesso terrestre a Gaeta: l’attuale via Annunziata. Era al di fuori della cerchia muraria dell’epoca e tale rimase fino al XVI sec. (quando furono realizzate la mura volute da Carlo V il Grande). Non vi sono dati certi sullo sviluppo storico della chiesa (non più grande di un oratorio) e degli edifici vicini, e la lettura delle parti edilizie oggi esistenti è ardua.

La chiesa, le cui parti più antiche risalgono al XIV sec., non era originariamente accessibile dal livello stradale; l’accesso diretto dalla strada e relativa facciata risalgono al 1855 e furono realizzati (come hanno rivelato alcuni saggi effettuati nel corso dei restauri del 1993–98) a spese di ambienti che racchiudevano la parte anteriore.

Per lunghi secoli non si hanno notizie certe né tracce ben identificabili, dunque non è possibile tratteggiare correttamente l’evoluzione storica del complesso. Dati attendibili si hanno a partire dal 1720 quando Andrea del Sole lasciò per testamento al vescovo di Gaeta gli edifici di sua proprietà adiacenti alla chiesa di S. Gregorio affinché vi si costituisse un ritiro di donzelle. Solo nel 1758, dopo lunga vertenza legale, il vescovo Gennaro Carmignani entrò in possesso del lascito e trasformò in Seminario l’edificio, aggregandogli la chiesa di S. Gregorio. Risale a quest’epoca la realizzazione della facciata del convento (ad eccezione dell’attuale ultimo piano) con il lungo balcone. Nel 1771 il vescovo Carlo Pergamo trasferì il Seminario altrove e qui realizzò il ritiro di donzelle dedicandolo a S. Raffaele. Il ritiro fu soppresso nel 1809 con decreto di Gioacchino Murat e in tale occasione il Seminario vi si insediò nuovamente.

Attorno al 1841 il vescovo Luigi Maria Parisio trasferì nuovamente il Seminario nel “palazzo de Vio” (che in quegli anni fu ampiamente rimaneggiato e dotato della grande facciata attualmente visibile) e il complesso fu assegnato ad un ramo claustrale femminile dei Servi di Maria: le Suore Mantellate; da questo momento il complesso fu denominato “Monastero della SS. Addolorata”.

Si rendevano necessari ingenti lavori e fu solo la caparbia volontà che animava il re Ferdinando II nel compiere opere religiose con ampio concorso di beni personali a consentirne l’esecuzione. Con il suo lascito del 1853 furono effettuati vari lavori che hanno trasformato il complesso nell’assetto tuttora visibile. È difficile definire esattamente in cosa siano consistiti i lavori; probabilmente gli ambienti preesistenti sono stati prevalentemente rispettati (lo comprovano, per esempio, murature di evidente fattura tre–quattrocentesca emerse in saggi al di sotto delle intonacature e la voltatura ogivale di alcuni ambienti) e integrati in una sistemazione organica. Particolare attenzione fu dedicata alla ristrutturazione e alla decorazione della chiesa, con le raffinate stuccature e l’apertura dell’ingresso assiale arditamente collegato al livello stradale. Le suore mantellate vi tennero il Real Collegio ed Educandato (come recita l’iscrizione tuttora esistente sulla facciata della chiesa) per le figlie della nobiltà e della casta militare.

Dopo l’assedio di Gaeta e l’unità d’Italia (1861), il complesso fu requisito; nel 1866 il monastero fu soppresso e incamerato nel demanio dello Stato e la chiesa fu ceduta al comune di Gaeta (che ne è tuttora il proprietario) con l’impegno di ospitarvi le suore presenti finché in vita.

2. Storia recente: gli ultimi cento anni

Nel 1900 il comune di Gaeta acquisì anche la proprietà del monastero e, sulla base della stima effettuata dall’ing. Pietro Giannattasio (noto soprattutto perché coautore con mons. Filippo Pimpinella della facciata della cattedrale di Gaeta), lo pose in vendita. Il monastero fu acquistato nel 1907 dalla nobildonna Maddalena Notari, meglio nota con il suo nome religioso madre Maria Pia della Croce, serva di Dio e fondatrice (1885) delle Suore Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato (divenute dal 1981 Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia). Alla raccolta di fondi per l’acquisto concorsero molti Gaetani, incoraggiati dall’arcivescovo Francesco Niola, amico personale di madre Maria Pia e fautore dell’acquisto in accordo con le ultime tre anziane suore mantellate presenti nel convento e la loro superiora suor Maria Concetta de Vio (in pratica esse convissero fino alla loro morte con le suore del nuovo ordine). La prima superiora fu Maria Diletta del Cuore di Gesù (nipote della fondatrice, che ebbe sempre particolare attenzione per questo convento). 

Le suore, con grandi sforzi, fecero rinascere il convento. Dovettero abbandonarlo negli anni bui della seconda guerra mondiale e al loro ritorno trovarono danni ingenti ma fortunatamente sanabili (alcune parti del tetto erano crollate, vi erano stati alcuni furti e atti vandalici). Vennero eseguiti lavori che consentirono la fruibilità del convento in breve tempo, ma molti problemi (fra cui quello gravissimo della persistente umidità proveniente dalla cisterna, dalle fondazioni e dalla ripida falda rocciosa del monte Orlando) non furono risolti. Solo negli anni 1992–98 le suore, grazie all’opera instancabile di sensibilizzazione condotta dalle madri superiore di questi anni (suor Giuliana, poi suor Angelica e suor Prediletta), sono riuscite a realizzare ingenti lavori di restauro che hanno ridonato al complesso il suo aspetto ottocentesco. I restauri sono stati condotti fra il 1995 e il 1998 per iniziativa delle suore, dei fedeli, del comune di Gaeta e della Soprintendenza ai beni architettonici del Lazio coordinati dall’architetto Maria Antonella Licopoli.

3. L’Architettura e l’Arte

La chiesa della SS. Addolorata si presenta nell’assetto raggiunto nel 1855, a seguito dei lavori diretti dall’architetto Federico Travaglini e finanziati da Re Ferdinando II di Borbone (ed invocati con forza da papa Pio IX nel 1848-49 durante il suo volontario esilio in Gaeta).

La facciata, con scalinata, arco a tutto sesto, sovrastante frontone e le tre finestre del coro delle suore, è contraddistinta da una sobria eleganza; le rampe di scale consentono di superare il dislivello tra il piano stradale e la chiesa stessa.

I restauri del 1997–98 hanno ripristinato lo stato squisitamente ottocentesco dell’interno, pur lasciando trasparire la stratificazione storica (poiché le volte ogivali della navata ne evidenziano l’origine trecentesca).

Le volte sono piacevolmente decorate con stucchi bianchi e dorati (integralmente restaurati nel 1998) raffiguranti le litanie lauretane alla Vergine Maria, realizzate con i fondi di re Ferdinando II (1853) ed ascrivibili con ogni probabilità alle stesse maestranze che in quegli anni stavano realizzando le magnifiche decorazioni della basilica di S. Domenico Maggiore a Napoli (eseguite col concorso della generosità dello stesso re fra il 1850 ed il 1853 su disegno dell’architetto Federico Travaglini). I pilastri sono ricoperti da lastre di preziosi marmi policromi (con predominanza di verde antico) del 1855. Alle pareti sono state sistemate le stazioni della via Crucis, litografie votive degli inizi del XX sec di proprietà delle attuali suore.

A sinistra del presbiterio si trova la cappella di S. Filippo Benizzi, separata dalla navata da una balaustra in stile neo – rinascimentale, sull’altare ottocentesco, la coeva statua del Santo (che ricorda appunto la presenza delle suore mantellate nel convento); la pavimentazione è in eleganti inserti di marmo; sulla volta, tela raffigurante la visione di S. Giuliana Falconieri, attribuibile con buona probabilità al celebre pittore Filippo Palizzi.

 A destra del presbiterio, in alto sulla parete, la bellissima grata in rame finemente lavorato e decorato che attualmente chiude la finestra sul retrostante giardino ma che originariamente celava un locale (successivamente demolito ma che era accessibile dal palazzo adiacente) dal quale la Famiglia Reale di Napoli seguiva riservatamente le funzioni religiose non disdegnando di fare elemosine e regalie al pubblico.

Il presbiterio è coperto da volta a botte decorata con fini stucchi raffiguranti i simboli della passione di Cristo. L’accesso avviene da una balaustra ottocentesca in stile neo–rinascimentale, ed è dominato dall’altare della metà del XIX sec. (composto da marmi scuri lavorati a disegni geometrici).

Il disegno dell’altare, come degli stucchi dell’abside e della navata, è attribuibile a Federico Travaglini. Sull’altare, nell’edicola neogotica chiusa da vetrate, è conservata la veneratissima statua lignea votiva della SS. Addolorata, attorniata da sette cherubini. La datazione del gruppo è piuttosto ardua, tuttavia mi è stato indicato che esso risale alla seconda metà del XVIII sec. ed è opera del Sanmartino, cosa che pare confermata dalla dolorosa e commovente dolcezza del volto della Madonna e dalla raffinata fattura degli angeli.

 

Gaeta – SS. Addolorata – la Statua Votiva sull’altare maggiore

 

 

4. Cenni Biografici sui personaggi principali citati nell’articolo

Serva di Dio Madre Maria Pia della CROCE [Maddalena Rosa NOTARI] (Capriglia, Salerno, 12.12.1847 – San Giorgio a Cremano, Napoli, 1.7.1919). Educanda nel convento delle Suore della Visitazione, manifestò la sua profonda religiosità e la cura dei sofferenti sin dall’età di sei anni; per applicare completamente la sua vocazione nel 1885 decise di fondare un nuovo ordine religioso insieme ad alcune altre suore. Il nuovo ordine ebbe una prima sede provvisoria a Napoli, poi a Portici e infine a San Giorgio a Cremano, dove fu creata la Casa Madre. La Regola del nuovo ordine – chiamato Suore Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato – fu sottoposta all’arcivescovo di Napoli, cardinale Guglielmo Sanfelice. Nel giro di pochi anni, l’ordine crebbe notevolmente, con l’apertura di numerosi conventi. Quello di Gaeta fu aperto nel 1907 ed affidato a Maria Diletta del Cuore di Gesù, nipote della fondatrice. Successivamente fu affidato all’ordine l’antico monastero di San Gregorio Armeno a Napoli (dove si conservano anche le reliquie di Santa Patrizia) ed alcune case missionarie nelle Filippine. La Regola fu definitivamente approvata nel 1915. Madre Maria Pia riposa nella cappella interna della Casa Madre a San Giorgio a Cremano; l’ordine è attivo in Italia e nel mondo e, dal 1981, ha assunto la denominazione ufficiale di Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia.

 

Federico TRAVAGLINI (Napoli 1814–1893), architetto e decoratore di fiducia della famiglia reale di Napoli, si cimentò con vari stili revivalistici all’epoca imperanti (soprattutto il neogotico ed il neorinascimentale); la sua opera più nota è la ricca decorazione a stucchi bianchi e dorati della basilica di S. Domenico Maggiore a Napoli (realizzata nel 1850 – 53). La sua opera in Gaeta, sempre su ordine del re, è comprovata dalle palesi affinità stilistiche delle decorazioni della SS. Addolorata, di S. Caterina e di S. Maria della Sorresca (tutte opere eseguite tra il 1850 e il 1855).

 

Giuseppe ROTELLI (Bozzolo, Mantova, 16.05.1862 – Cremona, 10.03.1942) – organaro di grande perizia ebbe vasta fama in Lombardia realizzando strumenti complessi e con pregevoli doti foniche. L’organo della SS. Addolorata di Gaeta gli fu commissionato da M. Maria Pia su suggerimento e progetto fonico di F.M. Napolitano, il quale lo introdusse in Campania e gli fornì i progetti dei suoi migliori strumenti (fino a culminare con i grandi organi della cattedrale di Napoli, 1930 e dell’abbazia di Angri, 1936 ecc.). L’attività di Rotelli si concentrò pertanto in Lombardia e Campania, con la sola eccezione di rilievo del Grande organo della cattedrale Metropolitana di S. Pietro a Bologna (1935), che meriterebbe certamente maggior fama. Nel 1909, sempre su commissione di Madre Maria Pia della Croce, costruì un altro positivo per la Cappella della Casa Madre dell’ordine in San Giorgio a Cremano; questo strumento però non è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale.

 

Franco Michele NAPOLITANO (Gaeta, 22.1.1887 – Napoli, 16.3.1960) brillante musicista, organista e direttore d’orchestra; a soli 26 anni è organista della basilica del Carmine Maggiore a Napoli, diviene concertista dell’EIAR, successore di Marco Enrico Bossi alla cattedra d’organo del conservatorio di Napoli, e dal 1918 fondatore dell’orchestra “Alessandro Scarlatti” che dirigerà fino al 1941; termina la carriera nel 1957 come direttore del conservatorio). Merita cenno sua moglie Emilia GUBITOSI (Napoli, 4.3.1887 – 17.1.1972), anch’ella musicista di indubbio talento, musicologa, teorica e direttrice del coro “Alessandro Scarlatti” da lei fondato.

 

5. Bibliografia

La chiesa della SS. Addolorata è descritta in alcuni testi sulla storia dell’arte a Gaeta tra cui:

Gaeta, di Antonio Sperduto (ed. Electa, Napoli, 2001)

Monumenti d’Arte Sacra a Gaeta, scritto da me (ed. del Comune di Gaeta, Gaeta, 2001) ed il cui contenuto è stato da me parzialmente trascritto in questo articolo.

Ho anche scritto il libretto illustrativo dell’organo in occasione del suo restauro, presentato al pubblico nell’agosto 1996 alla presenza di mons. Vincenzo Farano (all’epoca Arcivescovo di Gaeta) e della compianta Suor Gemma Cimino, all’epoca Madre Superiora Generale dell’ordine.

Sulla vita monastica nella SS. Addolorata esiste il volume di mons. Paolo Capobianco, La chiesa di S. Gregorio e le suore crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia a Gaeta (Gaeta, 1987).

 

6. Ringraziamenti

I più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno reso possibile la scrittura di quest’articolo: innanzitutto mia moglie Antonella che ha scattato le fotografie (ad eccezione di quelle in bianco e nero); le Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia e la loro attuale Madre Superiora Suor Prediletta; Suor Giuliana che ha commissionato il restauro dell’organo nel 1996; il prof. Stefano Romano, massimo esperto dell’arte organaria napoletana e allievo di Franco Michele Napolitano; il restauratore Carlo Soracco; il maestro Giordano Assandri, organista cremonese, che mi ha inviato la Biografia di Giuseppe Rotelli redatta dall’organaro Giuliano Pedrini e il nostro padrone di casa “virtuale” Giuseppe!